Articolo a cura di Dani Ironfist

PAGANINI HORROR (1989) – DAL “TRASH” AL CULT
Esistono film che nonostante la loro bruttezza riescono ad ottenere molti estimatori diventando dei veri e propri cult, come nel mio caso, il film di Luigi Cozzi è un mio adorato guilty pleasure. Anche perché ho sempre considerato Luigi un grande artigiano del cinema di genere oltre che un ottimo scrittore di libri di fantascienza. Nel caso di “Paganini Horror” Cozzi inserisce i suoi elementi preferiti dirigendo un ibrido tra horror e fantascienza.
Luigi Cozzi gira “Paganini Horror” in un periodo in cui il cinema di genere italiano si sta avviando inesorabilmente verso il tramonto, i budget sono sempre più ridotti e i produttori sono sempre più alla ricerca di “high concept” bizzarri da riuscire a vendere all’estero e il mercato italiano inizia ad essere ostile nei confronti di un certo tipo di cinema. Per questo motivo “Paganini Horror” è figlio di un’epoca di creatività disperata e i motivi della non riuscita non è del tutto colpa di Luigi Cozzi come molti vogliono far credere.

La preproduzione del film è stata un travaglio, siamo di fronte ad un film che incredibilmente è nato a partire dalla copertina. Cozzi inventò il titolo e il produttore Ugo Valenti assunse Enzo Sciotti per disegnare il poster del film a partire dal quale Luigi Cozzi scrisse la sceneggiatura inserendo i suoi elementi preferiti della fantascienza e riferimenti al violinista Niccolò Paganini. Ugo Valenti non gradì la sceneggiatura e costrinse Cozzi a cambiarla di continuo fino all’abbandono del produttore. Luigi Cozzi fu aiutato da Daria Nicolodi nel portare a termine la sceneggiatura.
Dopo l’abbandono di Valenti si fece avanti il produttore Fabrizio De Angelis che mostrò molto interesse per il progetto ma costringendo il regista romano ad eliminare le scene cruente perché lo scarso budget non le avrebbe permesse. In seguito, Luigi Cozzi sfogò le sue frustrazioni in un’intervista dicendo: “Ero lì con questa bella sceneggiatura ambiziosa e loro mi consegnarono una macchina da presa 16 mm, mi diedero una villa per iniziare a girare e dissero ‘Inizia a girare’! In condizioni come queste, nemmeno il miglior regista del mondo avrebbe potuto fare di meglio.”

La storia ha del potenziale: la pop star Kate (Jasmine Man) e la sua band soffrono di una grave mancanza di ispirazione, così la produttrice Lavinia le ordina di ricominciare da capo. L’occasione si presenta quando il loro batterista Daniel (Pascal Persiano) compra a caro prezzo un brano sconosciuto e mai suonato di Paganini, fornito dal misterioso signor Pickett (Donald Pleasence). Kate e Lavinia sono entusiaste e convinte che riusciranno a farlo diventare una grande hit rock. Come se non bastasse decidono di creare un videoclip in una vecchia villa un tempo abitata dallo stesso Paganini, dove vengono accolti da Sylvia Hackett (Daria Nicolodi), che li intrattiene con racconti su Paganini, inclusa la leggenda secondo la quale il violinista avrebbe usato intestini umani per le corde del suo strumento, ma riesce a convincere Kate e compagnia a mettere in scena un macabro video musicale. La villa nel tempo è stata teatro di numerosi eventi macabri, tra cui l’uccisone di una donna per mano di sua figlia ancora bambina che la fulmina nella vasca da bagno (scena prima dei titoli di testa del film).
“Paganini Horror” è uno di quei film che sembrano vivere in una dimensione tutta sua, sospeso tra ingenuità, creatività e un’estetica talmente kitsch da diventare ipnotica. È comprensibile quindi che il film pur con i suoi evidenti difetti possa diventare un piccolo cult personale come nel mio caso: è un film che non si guarda per la sua qualità ma per la sua personalità.

L’estetica del film è probabilmente l’aspetto che affascina di più con le sue luci al neon, i colori saturi e le scenografie che sembrano costruite più con la fantasia che con il budget, un immaginario che vorrebbe evocare l’horror americano degli anni ’80 ma finisce per creare una dimensione teatrale e artificiale. Tipico stile di Luigi Cozzi, che anche nei suoi film più imperfetti tenta sempre qualcosa di visivamente distintivo, non funziona sempre, anzi come in questo film scivola spesso nel grottesco involontario.
Una delle cose migliori del film è Paganini stesso. Interpretato da Roberto Giannini, Paganini si aggira per la villa indossando una maschera e un cappotto nero. Porta con sé un violino da cui spunta una lama affilatissima. Non è proprio il massimo dell’estetica ma si rifà alla leggenda secondo la quale il grande violinista Paganini avrebbe venduto l’anima al diavolo in cambio del talento musicale. “Paganini Horror” può anche enfatizzare le voci sul diavolo, ma non ci fa dimenticare che Paganini era un violinista dannatamente eccellente.

Tutto questo però non basta, come non basta la presenza di Daria Nicolodi, che contribuisce molto al fascino bizzarro del film, in molte parti ci dà la sensazione che sia piombata per caso in questo universo pop-horror, con quell’aura da musa argentiana trasportata in un b-movie. È coinvolta in soluzioni narrative a dir poco sgangherate con il suo modo di stare in scena troppo distante e sopra le righe che crea un contrasto a tratti comico: un po’ come se una star dell’horror fosse stata risucchiata in un videoclippone senza possibilità di fuga. Non da meno Donald Pleasence che sembra aver fatto questo film in vacanza premio.
Le musiche di Vince Tempera non sono orribili come qualcuno vuole far credere anzi riescono ad imprimere al film una discreta atmosfera il problema semmai entra in scena quando parte la canzone della band, un clamoroso doppio plagio di “You Give Love a Bad Name” dei Bon Jovy e “If You Were a Woman (And I Was Man) di Bonnie Tyler. Ascoltate per credere:
Insomma, è tutto un mix di ambizione ingenua, estetica sgangherata e creatività artigianale che trasforma “Paganini Horror” in un piccolo cult privato. Non sarà un grande film ma è un film unico perché è riconoscibile, imperfetto ma dotato di un cuore pulsante. È un tipo di film che non conquista per la qualità, ma per quella sensazione di essere un piccolo oggetto misterioso, un frammento di un’epoca in cui anche le idee più bizzarre potevano diventare cinema.
“Paganini Horror” è uno di quei film che si possono definire trash ma finiscono per esercitare un fascino unico e inspiegabilmente affettuoso. È un cult personale, e spero di avergli reso giustizia in questo articolo.
Oggi, nel 2025 il film di Luigi Cozzi risplende in alcune bellissime edizioni bluray in versione restaurata e curate dalla Rustblade Records.







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