Articolo a cura di Dani Ironfist


MIMI’ – IL PRINCIPE DELLE TENEBRE (2023)
Vampiri, bullismo, amore e sangue nel sorprendente esordio alla regia di Brando De Sica, figlio di Christian e nipote del grande autore e regista Vittorio De Sica.
Presentato in anteprima al Locarno Film Festival, il film ambientato a Napoli racconta la storia di Mimì (Domenico Cuomo), un giovane pizzaiolo dai piedi deformi che viene preso di mira dai bulli e dal figlio del boss del quartiere.
Una sera dopo l’ennesimo sopruso Mimì incontra Carmilla (Sara Ciocca), una ragazza convinta di essere la discendente del Conte Dracula, insieme decidono di fuggire da un mondo cinico e violento.

Forse non tutti lo sanno ma esiste una teoria portata avanti dal 2014 dall’Università di Tallin, in Estonia,che sostiene che a Napoli ci sarebbe la tomba di Dracula, sì proprio lui, Vlad III di Valacchia che ha ispirato il romanzo di Bram Stoker. Tale teoria è basata sulle incisioni che sono state trovate sul sepolcro del Conte Matteo Ferrillo custodito nella chiesa di Santa Maria la Nova nei pressi di Piazza Bovio.
Brando De Sica voleva forse rafforzare questa teoria ambientando il film a Napoli? Chissà, sta di fatto che sotto questo aspetto la scelta di ambientarlo nel capoluogo campano a mio parere è azzeccata.
Chi ha seguito Brando nelle sue interviste e nei cortometraggi realizzati fino ad ora sa benissimo che non ha mai nascosto la sua passione per l’horror arrivando anche ad aiutare il padre nella realizzazione della fanta-comedy “sono solo fantasmi”. Con “Mimì – Il pricipe delle tenebre” Brando stupisce sotto molti aspetti con un bellissimo horror autoriale con una qualità molto elevata rispetto al cinema horror italiano degli ultimi anni.

C’è un cinema dell’anima che non ha bisogno di urlare per farsi sentire. Un cinema che si insinua come una nebbia nelle pieghe del cuore e resta lì, sottile, persistente, anche dopo i titoli di coda. “Mimì – Il principe delle tenebre” appartiene a questa rara categoria. Non è un horror tradizionale ma una favola nera, un sogno rotto, un’invocazione sussurrata da chi abita il confine tra il giorno e la notte. Ciò che rende il film unico nel panorama odierno è il suo rifiuto di spiegare, lo spettatore viene chiamato ad entrare, accettando di perdersi. Non ci sono veri colpi di scena, non ci sono mostri nel senso convenzionale: l’orrore qui è sottile, esistenziale, legato alla consapevolezza di non poter cambiare ciò che si è. Eppure il film non è mai cinico. Al contrario, c’è una tenerezza che attraversa la narrazione, come se anche l’oscurità, in fondo, cercasse la luce.
Chiaro che non è un film perfetto, la sceneggiatura in alcuni punti traballa un po’ facendo calare la tensione ma tecnicamente il film vola alto, questo perché come capita spesso soffre di tutti i difetti che un esordio può comportare. Pur trattandosi di un’opera prima il film colpisce fin da subito per la sua sorprendente maturità formale. Brando De Sica dimostra di avere una visione chiara e coerente, traducendola in un linguaggio cinematografico estremamente personale, capace di rielaborare i codici del gotico e del fantastico con uno sguardo intimista e poetico.

De Sica dimostra di trovarsi molto a suo agio dietro la macchina da presa con una regia misurata e attenta ai dettagli rifiutando il ritmo frenetico del cinema horror più commerciale e moderno preferendo un’impostazione contemplativa che privilegia i tempi dilatati e i movimenti lenti. Le inquadrature fisse, i piani sequenza e l’uso ponderato dello spazio con una regia più interessata a creare atmosfera che a guidare lo spettatore. A proposito di atmosfera, uno degli elementi più potenti di tutto il film è sicuramente la fotografia, curata davvero con maniacale attenzione con scelte cromatiche che preferiscono tonalità fredde e l’uso del buio raffinato che viene usato come presenza viva, tangibile e che avvolge i personaggi e li inghiotte.
Tutto il cast e sopratutto i due giovani protagonisti, Domenico Cuomo e Sara Ciocca offrono al film prove intense e molto sentite e questo si nota nonostante alcuni difetti di sonorizzazione che tra l’altro sembrano colpire molte produzioni italiane, non tanto per la scelta di girare il film quasi interamente in dialetto napoletano ma soprattutto perché in molti punti si faceva una fatica enorme a capire i dialoghi al punto da richiedere l’attivazione sottotitoli, non è comunque un difetto che intacca la bellezza di questo film,
Nota di merito anche per la colonna sonora che accompagna con discrezione, quasi timidamente, intrecciandosi al paesaggio emotivo del film con frammenti melodici che sembrano affiorare dalla memoria stessa di Mimì. È musica che respira con le immagini.

Tutto questo rende “Mimì – il principe delle tenebre” un film coraggioso che non si piega ai soliti stilemi del genere ma li trasfigura. Brando De Sica convince realizzando un’opera per niente scontata, confezionando uno dei migliori horror italiani degli anni duemila ed ora che anche in Italia abbiamo il nostro “Dracula”. Sarà il caso di iniziare a supportare il nostro cinema ed a incentivare i giovani registi italiani come Brando De Sica che stanno dimostrando di avere molte idee originali e innovative.
Bello davvero!!
Il film è uscito in una splendida edizione in 4k + bluray distribuito dalla CG Entertainment con all’interno dei succosi extra, tra i quali segnaliamo i bellissimi cortometraggi di Brando De Sica.


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