Whistle – Il richiamo della morte (2025)

WHISTLE – IL RICHIAMO DELLA MORTE (2025)

Corin Hardy è un regista che, quando si parla di horror contemporaneo, non ha certo bisogno di presentazioni. Dopo essersi fatto notare con “The Hallow”, interessante incursione nel folk horror dai toni oscuri, Hardy è approdato al cinema mainstream con “The Nun”, entrando così nell’universo di The Conjuring. Un percorso che lo ha portato anche alla televisione con “Gangs of London”, prima di tornare al cinema horror con “Whistle – Il richiamo della morte”.

Ed è proprio l’horror, quello più legato all’immaginario adolescenziale e alle paure soprannaturali, il terreno sul quale Hardy torna a muoversi con questo nuovo lavoro.

La premessa è decisamente intrigante: un gruppo di ragazzi entra in possesso di un antico fischietto azteco della morte. Un oggetto apparentemente innocuo che, una volta utilizzato, scatena una maledizione tutt’altro che benevola. Da quel momento la morte comincia a manifestarsi davanti alle sue future vittime, assumendo forme diverse e decisamente poco piacevoli.

E qui “Whistle” comincia inevitabilmente a giocare con un immaginario che il pubblico horror conosce molto bene. L’idea delle morti inevitabili e spesso elaborate richiama inevitabilmente certo cinema alla “Final Destination”, mentre l’oggetto maledetto e la componente soprannaturale riportano alla mente una lunga tradizione di horror adolescenziali più recenti.

La prima parte del film, devo ammetterlo, mi ha convinto solo fino a un certo punto. Hardy costruisce l’atmosfera, presenta i personaggi e mette in moto il meccanismo della maledizione, ma la sceneggiatura di Owen Egerton non riesce sempre a dare alla storia quella solidità che sarebbe stata necessaria. Alcuni personaggi risultano un po’ troppo funzionali alla vicenda e determinate situazioni sembrano svilupparsi più per necessità narrativa che per una vera logica interna.

Il problema principale di “Whistle”, infatti, non è tanto l’idea di partenza quanto il modo in cui viene sviluppata. La sceneggiatura si muove spesso all’interno di binari già ampiamente percorsi, ricorrendo a molti dei soliti cliché del teen horror: personaggi facilmente riconoscibili, dinamiche già viste, comportamenti che sappiamo bene dove andranno a finire e situazioni costruite secondo schemi che il pubblico del genere conosce ormai alla perfezione. Nulla di particolarmente sorprendente, insomma.

Il film avrebbe probabilmente avuto bisogno di una sceneggiatura più coraggiosa e soprattutto più compatta, capace di sfruttare fino in fondo le potenzialità del suo curioso oggetto maledetto, invece di affidarsi troppo spesso a soluzioni narrative già collaudate.  Fortunatamente, andando avanti, le cose migliorano sensibilmente.

Quando la componente più sanguinolenta prende il sopravvento, Whistle trova finalmente la propria dimensione. Le morti diventano sempre più elaborate, cattive e soprattutto splatter, e Hardy sembra divertirsi decisamente di più nel mettere in scena le disavventure dei suoi giovani protagonisti. È nella seconda parte che il film riesce a regalare i momenti migliori, con alcune sequenze decisamente riuscite dal punto di vista visivo e una dose di violenza che farà sicuramente la felicità degli appassionati del genere.

Ed è forse proprio qui che emerge il paradosso di “Whistle”: quando dovrebbe essere maggiormente impegnato a raccontare la propria storia, il film mostra qualche difficoltà, quando invece lascia parlare sangue, effetti speciali e fantasia nelle modalità di morte, diventa molto più divertente.

Non siamo quindi di fronte a un nuovo piccolo gioiello dell’horror, né a un film destinato a lasciare un segno particolare nel genere. L’idea del fischietto della morte avrebbe potuto essere sfruttata molto meglio e una sceneggiatura più solida avrebbe probabilmente trasformato un buon prodotto di intrattenimento in qualcosa di decisamente più interessante.

Ma sarebbe altrettanto ingeneroso liquidarlo come un fallimento.

“Whistle” rimane infatti un buon teen horror, costruito con tutti gli ingredienti necessari: giovani protagonisti, maledizioni, atmosfere soprannaturali, qualche momento inquietante e soprattutto una serie di morti che, nella seconda metà, alzano finalmente il livello della pellicola.

Non memorabile, non particolarmente originale e penalizzato da una sceneggiatura che avrebbe meritato maggiore attenzione, ma comunque capace di regalare qualche soddisfazione a chi, davanti a un horror, preferisce vedere la morte arrivare in maniera creativa e possibilmente parecchio splatter.

Il film è disponibile sulla piattaforma streaming Midnight Factory channel e in dvd/bluray.

Di seguito il trailer internazionale:


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