Articolo a cura di Dani Ironfist

KILL BILL: UN GRANDE MUSEO DEL CINEMA DI GENERE
In questi giorni è uscito in sala “Kill Bill: The Whole Bloody Affair” distribuito da Plaion Pictures e Midnight Factory, ovviamente da appassionati della sala non ci siamo fatti scappare l’occasione di vedere la sua opera nella versione integrale in un unico film di 285 minuti, come Quentin Tarantino l’aveva concepito sin dall’inizio.
Questo articolo non sarà la solita recensione ma andremo alla scoperta dei numerosi omaggi e citazioni presenti nel film ma che vivono di vita propria grazie al genio di Tarantino.
Quando si parla di “Kill Bill” si tende spesso a concentrarsi sulla storia di vendetta, sulle scene d’azione o sulla straordinaria presenza scenica di Uma Thurman. Eppure, ridurre il film a questo sarebbe un errore, perché l’opera di Quentin Tarantino è soprattutto un gigantesco mosaico cinematografico costruito attraverso decine e decine di citazioni, omaggi e rielaborazioni che attraversano culture, paesi e generi differenti.

Più che realizzare un semplice film, Tarantino sembra più che altro aver creato una sorta di museo vivente del cinema che lo ha formato nella sua vita da cinefilo. “Kill Bill” è infatti il punto d’incontro tra il western italiano, il cinema di arti marziali di Hong Kong, i film di samurai giapponesi, la blaxploitation americano, il revenge movie degli anni Settanta, il cinema exploitation e perfino l’horror europeo. Ogni scena appare come un dialogo continuo con il passato, ma senza mai trasformarsi in una sterile operazione nostalgica.

L’influenza più evidente è probabilmente quella del cinema giapponese di vendetta, su tutti il film “Lady Snowblood”, diretto nel 1973 da Toshiya Fujita. La figura della Sposa richiama infatti la protagonista del film e di altri numerosi revenge movie orientali, donne trasformate dal dolore in strumenti di giustizia spietata. Il percorso di Beatrix Kiddo, scandito da una lista di nomi da eliminare uno dopo l’altro, sembra provenire direttamente da quel tipo di narrazione, dove la vendetta diventa una ragione di vita e un viaggio verso la propria identità.
Allo stesso tempo “Kill Bill” rappresenta uno dei più grandi atti d’amore mai dedicati al cinema di kung fu degli anni Settanta. L’addestramento con Pai Mei, le tecniche segrete, le sfide impossibili e persino alcuni movimenti di macchina richiamano quel mondo popolato da maestri leggendari e allievi costretti a superare prove disumane. La celebre tuta gialla indossata Uma Thurman è diventata un simbolo di questo legame con il passato, trasformando una semplice scelta estetica in una dichiarazione d’intenti omaggiando chiaramente Bruce Lee nel film “L’ultimo combattimento di Chen” (Game of Death) del 1978.

Ma Quentin Tarantino non si limita all’Oriente. Nel secondo volume il film cambia pelle e si avvicina sempre più al western. Le lunghe attese prima dei confronti, i primi piani estremi sugli occhi, i silenzi carichi di tensione e l’idea stessa del duello finale sembrano provenire direttamente dal cinema di Sergio Leone. Persino alcuni personaggi, come Budd, sembrano usciti da un western popolato da uomini sconfitti, fantasmi incapaci di trovare il proprio posto nel mondo. Non è un caso che nella seconda parte Tarantino utilizzi in gran parte le musiche di Ennio Morricone tratte dai capolavori di Sergio Leone e Sergio Corbucci. La scena di Beatrix che si incammina verso la roulotte di Budd è un chiaro omaggio alla scena di “C’era una volta il West” in cui Henry Fonda cammina verso il luogo dove sarà impiccato il fratello di Armonica.

Anche il cinema horror e il cinema di genere europeo trovano spazio all’interno dell’opera. Alcuni effetti sanguinolenti volutamente esagerati, certe soluzioni visive e l’uso di musiche provenienti da produzioni italiane (la musica di “Sette note in nero” di Lucio Fulci fa eco subito dopo il risveglio di Beatrix) dimostrano quanto Tarantino abbia sempre guardato con attenzione a quel cinema spesso considerato minore ma capace di influenzare intere generazioni di registi. È come se “Kill Bill” abbattesse ogni barriera tra cinema d’autore e cinema popolare, mettendoli sullo stesso piano e celebrandone l’importanza culturale.

Un altro aspetto affascinante riguarda il modo in cui Tarantino riesce a trasformare le citazioni in qualcosa di personale. “Kill Bill” non è un collage di riferimenti appiccicati insieme per impressionare gli spettatori più cinefili. Ogni omaggio viene assorbito, rielaborato e inserito all’interno di una nuova struttura narrativa. Il risultato è un’opera che riesce contemporaneamente a guardare al passato e a costruire una propria identità.
Forse è proprio questo il segreto del film. “Kill Bill” non chiede allo spettatore di riconoscere ogni riferimento per essere apprezzato. Chi conosce i film che lo hanno ispirato può divertirsi a scoprire i rimandi nascosti, mentre chi non li ha mai visti si trova comunque davanti a un racconto potente, spettacolare e coinvolgente. È il raro caso di un’opera che funziona sia come intrattenimento puro sia come riflessione sull’amore per il cinema.

A distanza di anni, “Kill Bill” continua a rappresentare uno dei punti più alti della filmografia di Tarantino proprio perché racchiude la sua essenza di cinefilo. Non è soltanto la storia di una donna in cerca di vendetta, ma il racconto di un autore che utilizza la memoria del cinema per creare qualcosa di nuovo. Ogni inquadratura, ogni canzone e ogni combattimento diventano tasselli di una lettera d’amore indirizzata a tutti quei film che, spesso lontano dai riflettori del grande cinema ufficiale, hanno contribuito a costruire l’immaginario di uno dei registi più influenti della sua generazione.
Omaggi e citazioni:
Il riferimento principale è senza ombra di dubbio “Lady Snowblood”, le somiglianze e gli omaggi sono molti:
- Protagonista femminile guidata dalla vendetta
- Struttura narrativa suddivisa in capitoli
- Scontro finale sotto la neve
- Lista delle persone da eliminare
- La presenza di Meiko Kaji nella colonna sonora con “Flower of Carnage”.
- Ci sono molte teorie che sostengono che O-Ren Ishii sia praticamente una reinterpretazione moderna della protagonista di “Lady Snowblood”.
Bruce Lee e il cinema di arti marziali:
L’omaggio più celebre riporta però a Bruce Lee e ai film della Shaw Brothers. La tuta gialla indossata da La Sposa è praticamente identica a quella di Bruce Lee nel film “L’ultimo combattimento di Chen”. Diverse tecniche marziali e inquadrature arrivano direttamente dal cinema kung fu di Hong Kong. Il personaggio di Pai Mei deriva da numerosi film della Shaw Brothers, Tarantino apre addirittura il film con il logo della Shaw Brothers.

Sergio Leone e gli spaghetti Western:
La seconda parte di “Kill Bill” diventa praticamente un Western travestito da film di arti marziali e i riferimenti sono molti ed evidenti: primi piani sugli occhi, tempi dilatati prima dei duelli, utilizzo delle musiche di Ennio Morricone. Inoltre, ci sono evidenti richiami a film come: “Il buono, il brutto e il cattivo”, “C’era una volta il West” e “Da uomo a uomo “ (1967 – Giulio Petroni). Budd è praticamente un personaggio da western crepuscolare catapultato nel presente.
Riferimento a “Battle Royale”
Con Il personaggio di Gogo Yubari è fortemente influenzato dal film di Kinji Fukasaku. L’attrice è la stessa: Chiaki Kuriyama. La studentessa sadica e la scena della molestia punita con estrema violenza sono un richiamo quasi diretto.
Giallo e Horror italiano:
Questa è incredibilmente la parte più sottovalutata, Quentin Tarantino inserisce omaggi a: “Profondo Rosso”, “Sette note in nero”, “Paura nella città dei morti viventi” e “Zombi 2”. I riferimenti sono molto evidenti che vanno dal sangue che sgorga dagli occhi alla sepoltura viva e l’utilizzo delle musiche tratta dai film di Lucio Fulci.

Ci fermiamo qui, per scoprire tutto il resto c’è un sito che si chiama Tarantino Archives dove potete scoprire molte curiosità. Tutto questo rende comunque “Kill Bill” non un semplicemente film ma una dichiarazione d’amore di Tarantino verso quarant’anni di cinema di genere mondiale, dai western italiani alle anime, passando per Shaw Brothers, exploitation americano, horror italiano e samurai movie giapponesi.
Mentre scriviamo è arrivata la notizia che “Kill Bill: the Whole Bloody Affair” è stato prologato in sala fino al 10 giugno, non perdetevi questa grande esperienza e rimanete fino alla fine dei titoli di coda, c’è una grande sorpresa!

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